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Le chiese di Santa Maria e San Vitale di Reno


 
Fig. 8
 
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La prima chiesa, dedicata a Santa Maria di San Vitale, si trovava all’interno del convento benedettino del Castellazzo, che nell’VIII secolo appare nell’atto di donazione di Desiderio re dei Longobardi all’abbazia di Nonantola, indicato come Monasterium  San Vitalis in Curte Calderaria.

La devozione par la Madonna era radicata nel territorio, a cui gli stessi Benedettini avevano già attribuito il nome di San Vitale, martire con Agricola nelle persecuzioni di Diocleziano del 305.

Nel XII secolo, ormai decaduto il monastero, la chiesa fu costruita nel crocevia tra via Ungheri e S. Vitalino con il titolo di parrocchiale. Dopo due secoli, divenendo questa zona pericolosa a causa delle piene e anche del fuoco, fu costruita vicino al fiume,  nella località Fabbreria, meglio protetta dall’argine e dalla potente famiglia Tanari.

Pur essendo modesta di dimensioni, ebbe una vita liturgica intensa, infatti Don Marcantonio Tanari ricevette la visita pastorale del cardinale Gabriele Paleotti, arcivescovo di Bologna, che stimolò il sorgere di pie congregazioni. L’altare maggiore era dedicato a Santa Maria di San Vitale.

Ai primi del ‘700 sorse l’esigenza di avere una chiesa più capiente e ubicata in una posizione più centrale, rispetto alla diverse borgate di questa frazione.

Nel 1733, su un terreno donato dalla famiglia Tanari e con il patrocinio del Cardinale Lambertini, fu costruita quella attuale dedicata a San Vitale.

La pala dell’altare maggiore, con la B. Vergine e Gesù Bambino, San Vitale e Sant’Antonio Abate, attesta un cambiamento avvenuto nella dedicazione della nuova chiesa, non più a Santa Maria di S. Vitale, titolo durato per secoli.

Al centro del dipinto è rappresentata la Madonna con il Bambino, alla sua destra Sant’Antonio Abate, molto venerato in questa terra di allevatori,e a destra San Vitale, ora patrono e trasformato in soldato romano e martire.

Si seguì così la tradizione ravennate, tralasciando la figura del protomartire bolognese, unita a quella di Agricola, compagno di martirio.

Il culto di Sant’Antonio Abate è restato vivo fino a qualche decennio fa ed aveva le sue radici in una devozione antica, infatti nel 1847 venne istituita la Pia Unione di Sant’Antonio Abate per interessamento del parroco don Camillo Zamboni.

La nuova chiesa fu dedicata con sorpresa a San Vitale soldato e martire, venerato a Ravenna fin dai tempi di Galla Placidia, quando da Milano vi trasferì la capitale dell’Impero d’Occidente e la stessa imperatrice vi portò le reliquie dei santi milanesi. Si faceva inoltre riferimento ad una leggendaria passio, per la quale San Vitale diventa padre dei martiri Gervasio e Protasio e marito della loro madre Valeria.

Le due statue sono collocate nelle grandi nicchie più vicine alla porta dopo le due cappelle più vicine al presbiterio. In quella di sinistra c’è il grande Crocifisso di stucco, con croce di legno filettata d’oro, detto dei Senegoni dal nome della famiglia che fece questo dono.

La  cappella di destra dell’altare è dedicata alla B.V. del Rosario, su cui esercitò il suo premuroso giuspatronato la Marchesa Eleonora Tanari De’ Buoi.

Ora in essa campeggia la Madonna del Rosario, nella bellezza e nei toni originali, restituiti alla tela dal recente restauro. Questa pala fu dipinta alla fine dell’800 dall’ultima proprietaria della villa, Laura Bevilacqua in Rodríguez.

Il culto mariano è sempre restato vivo nella devozione popolare, come appare evidente facendo riferimento all’oratorio settecentesco di Santa Maria delle Grazie, nel cui interno si conservano numerosi dipinti per grazia ricevuta.

Si ricorda infine che nella chiesa di S. Vitale, il 3 febbraio 1804, si riunì il primo consiglio del comune di “San Vitale con Calderara”, nucleo iniziale del nostro territorio comunale, che si completò nel 1810, quando le quattro frazioni di Calderara, di San Vitale, di Longara e di Sacerno furono unite nel Comune di Calderara.

 

Fig. 8 - L’antico edificio del Castellazzo, prima del restauro.
Fig. 9 - La chiesa di San Vitale sul Reno, in un disegno di Egnazio Danti del 1578.
Fig. 10 - La chiesa lambertiniana di San Vitale di Reno in un disegno del 1845.
Fig. 10a - La chiesa di S. Vitale dopo la costruzione della guglia nel campanile del 1899.
Fig. 10b - La chiesa di S. Vitale dopo i restauri esterni.
Fig. 11 - La Beata Vergine con i Ss. Vitale soldato e martire ed Antonio Abate. Pala dell’altare maggiore dipinta da G.C. Pedretti nel 1744.
Fig. 11a - Statua ottocentesca in cartone romano di Sant’Antonio Abate della Bottega Graziani di Faenza.
Fig. 11b - San Vitale legionario e martire, statua  di Dino Bonzagni del 1974.
Fig. 11c - Il Crocifisso nel dramma della passione e nella  sua bellezza formale.
Fig. 12 - La B.V. del Rosario dipinta da Laura Rodríguez.
Fig. 13 - L’oratorio di Santa Maria delle Grazie dopo il recente restauro.



CREDIT TESTI: Rino Battistini

CREDIT FOTO:
Foto Ghelli - figure: 1 - 8 - 10b - 37
Foto Studio Paride Venturelli - figure: 2 - 4 - 5 - 7 - 9 - 10 - 10a - 14 - 15 - 24 - 35 - 35a - 38 - 39 - 40 - 41 - 42
Salvatore Lumia - figure: 11 - 11a - 11b - 11c - 12 - 23 - 25 - 26 - 26a - 27 - 28 - 34
Franco Trentini - figure: 1a - 3 - 6 - 13 - 16 - 20 - 22 - 29 - 31 - 32 - 42 - 44 - 45 - 49 - 50
Tiziana Bertacci - figure: 30 - 33
Archivio Bassi - figure: 36
Archivio Donini - figure: 43 - 46 - 47 - 48


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